CHIRURGIA VERTEBRALE - CHIRURGIA SPINALE MINI INVASIVA

Intervista al Prof Attilio Di Donato a "Dossier-Lazio 2014" di Carlo Gherardini. La tecnica percutanea ed endoscopica, permette di intervenire sulla colonna vertebrale senza danneggiare i tessuti e con minime incisioni. Attilio Di Donato illustra i vantaggi di questo tipo di chirurgia.

L’invasività degli interventi chirurgici, spesso può creare patologie iatrogene, che comportano ulteriori disagi al di là del problema preesistente. Partendo da questo presupposto, il Centro Diagnosi & Cura del dolore di Roma, diretto dal professor Attilio Di Donato, interpreta una chirurgia spinale che si fonda su un approccio totalmente percutaneo ed endoscopico, in modo da minimizzare il danno tissutale durante un intervento chirurgico. «Ad esempio – spiega Di Donato – le stabilizzazioni vertebrali, a ogni livello della colonna, eseguite con tecnica classica open sono interventi altamente demolitivi, anche con cospicue perdite di sangue. Nei nostri centri vengono eseguiti in anestesia locale e in modo totalmente percutaneo, con minime incisioni di un centimetro sulla pelle. Nessun altro tessuto viene sezionato, ma solo divaricato, rispettando totalmente le fibre tissutali. Questo significa minore o quasi assenza di dolore postoperatorio e nessun bisogno di effettuare trasfusioni di sangue». D: In quali casi si ricorre alla chirurgia della stabilizzazione vertebrale e qual è l’incidenza sulla popolazione di queste problematiche? R: «La stabilizzazione vertebrale riguarda casi di microinstabilità o instabilità conclamata, scoliosi, spondilolistesi, spondilosi degenerativa, stenosi, grave discoartrosi in cui il disco intervertebrale degenera determinando un contatto tra le vertebre adiacenti. Si può effettuare anche in casi di complesse fratture vertebrali non altrimenti trattabili con cifoplastica o vertebroplastica. L’incidenza dell'instabilità precoce, è del 5-6 per cento nei maschi e del 2-3 per cento nelle femmine. Aumenta con la pratica precoce (prima dei sette anni) di sport come tuffo, pesistica, lotta, ginnastica e judo. L'instabilità degenerativa, invece, è presente dai 50 anni in su ed é legata ad alterazioni morfostrutturali conseguenti all'avanzare dell'età». D: In che modo si effettua la chirurgia vertebrale percutanea ed endoscopica? R: «La chirurgia vertebrale percutanea fonda le sue basi sul rispetto totale di tutte le strutture corporee, pertanto l'utilizzo di strumenti altamente sofisticati permette di posizionare viti transpeduncolari e barre di tenuta effettuando la sola incisione di un centimetro sulla cute. Con una tecnica particolare, una volta inserite le viti, si introduce una barra di tenuta in connessione delle viti che permette di correggere completamente l’alterazione della colonna vertebrale. L’ausilio dell’endoscopia, inoltre, permette il controllo assoluto di ciò che si sta facendo, immettendo un “occhio” ingrandente all'interno del nostro target chirurgico». D: Quali sono i maggiori vantaggi rispetto alle tecniche tradizionali? R: «Il vantaggio più ampio si può avere nell'utilizzo dell'endoscopia nella chirurgia dell'ernia, sia cervicale, che dorsale o lombare. Con una minima incisione cutanea di 5 millimetri, anche in questo caso in anestesia locale, si introduce l'endoscopio nella colonna vertebrale, si localizza l'ernia e la si asporta nel rispetto totale dei tessuti. Alcune chirurgie prettamente open o percutanee come la discectomia cervicale, stanno lasciando il posto alle tecniche endoscopiche perché è sicuramente innegabile il vantaggio della minima incisione e della visione diretta amplificata. Proprio nell'ambito della chirurgia cervicale, nei nostri centri abbiamo messo a punto la Mivacs (Minimally Invasive Video Assisted Cervical Surgery), una tecnica rivoluzionaria per tutta la chirurgica anteriore della colonna cervicale, ernia del disco, impianto di protesi e stabilizzazione». D: Quale “iter” deve seguire il paziente dopo l’intervento di stabilizzazione vertebrale? R: «Premetto che trattiamo tutti i pazienti individualmente, usando strumenti di ultima generazione e le tecniche più innovative al fine di diagnosticare precisamente l’origine e le modalità del dolore così da poter intervenire con sicurezza curandone l’eziopatogenesi. L’approccio al dolore è multidisciplinare e ci permette di offrire sempre il più ampio spettro di trattamenti possibili. Il giorno successivo all'intervento di stabilizzazione, il paziente viene sottoposto a un esame Tc per il controllo del buon esito dell'intervento e del corretto posizionamento delle viti e delle barre. Viene dimesso con una terapia domiciliare e verrà ricontrollato a distanza di circa dieci giorni e subito dopo, eventualmente, inviato ad un programma di idrokinesiterapia riabilitativa».